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Si sta facendo tardi

Esiste un bivio, nei miei sogni, un paio di chilometri a monte di una curva in salita in una improbabile foresta di abeti tra Anversa e Scanno.

Ogni volta che passo da quelle parti svolto per un sentiero che si srotola nel bosco fino a perdersi in una valle circondata da imponenti torri dolomitiche. Conosco bene quel luogo ed ogni volta aggiungo un dettaglio, guardandomi attorno mentre inizio a salire in quella vertigine di soggezione e pienezza di chi scala la cima e percorre la cresta.
E guarda giù, senza sicura. E guarda oltre.
Ho portato mia madre, tempo fa, rimasta a valle ad aspettare, seduta in un prato, serena tra le montagne e forte come amo ricordarla, tanti capelli, la pelle piena e lo sguardo sempre un po’ spaesato ma presente, un bagliore inafferrabile sul fondo della retina.
Ho portato mio padre, c’è voluto più tempo per convincermi, e poi le persone care incontrate nel sonno prima del bivio per Scanno. Era in qualche modo rassicurante esplorare così profondamente la solitudine delle vette sapendo di essere in compagnia, perché a valle c’era qualcuno ad aspettarmi e quel pensiero mi confortava.
“Questi sono i luoghi profondi dell’anima”, ha detto uno bravo a leggere i sogni. Bello, ma chissà che vuol dire.
Mi volto, ti guardo. Stai sognando adesso? Lo capisco da come respiri che sei altrove, che dormi e che sono solo, abbracciato a te, a fissare quella crepa sul soffitto che prima, ubriaco dei tuoi odori, vedevo sfocata.
Si sentono risate dalla stanza accanto, due voci che si passano troppi anni. Ha ancora qualche sogno in cui rifugiarsi, lei, che da non molto fa avanti e indietro per questo motel che affaccia su un mare che nessuno guarda. Si nasconderà presto dietro il cinismo di chi ne ha già viste troppe e pensa che questo schifo non cambierà.
Ti giri di spalle, con la schiena cerchi il mio calore. Sei più bella mentre dormi, non devo difendermi. Non mi allontani, non ferisci, non usi il passato per tenermi a distanza, uno al pari degli altri, uno dei tanti, rinnegando continuamente il fatto che qui sempre torni, a ripetere sotto le lenzuola che con nessuno hai raggiunto certi luoghi. Non riesci proprio a pensare che proprio là, oltre un sentiero nascosto, ne esiste uno tutto mio in cui ti terrei a vita. Che altrove ho portato chiunque e ti vorrei unica, ma non ammetto armi e così non puoi entrare.
Non lo so, se entrerai mai.
Eppure si capisce, anche se ci avveleni, che mi ami. Si legge nelle tue pupille, nel tremore della tua pelle, nel sudore ghiacciato sulla schiena mentre il resto brucia, nell’ossigeno che il tuo sangue non ruba ai polmoni e a me ritorna, soffiato in bocca quando da te respiro. Per questo ti allontani?
Durerà poco, questo idillio. Ti sveglierai a breve, che a letto con un uomo si ma poi a dormirci è cosa importante e non riesci. Aspetterai la mia doccia e poi insieme fino alla tua auto per l’ennesimo addio. Non ti rivedrò più, lo hai detto altre volte. Cosa importa, tornerò alla mia vita, penserò di nuovo, incapace di spezzare questa catena perché è solo perdendoti ogni volta che potrò sperare di rivederti, che se ti dicessi cosa provo non torneresti più.
E’ già successo, lo so.
Ti giri, stai per svegliarti. Una porta fuori si chiude. L’uomo accompagnerà la ragazza al suo angolo di strada. Una promessa, la chiamerà presto. Ciao. Addio.
Apri gli occhi, ti metti seduta.
Quanto ho dormito? Non lo so, poco.
E tu? Io no, sono rimasto sveglio.
Cosa hai, a che pensi? A niente. Vado a farmi la doccia, si sta facendo tardi.

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