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Al posto mio

E’ da tre giorni ormai che sogno di te, ricordando al risveglio cose che credevo dimenticate.
Stamattina ho rivissuto il primo giorno che ci siamo incontrati, in seconda elementare, quando mi cambiarono sezione. Avevo quasi rimosso ma ancora ricordo: piangevo come una femmina. Anche tu eri stato trasferito lo stesso giorno ma eri tranquillo. Mi hai guardato e hai tolto la cartella dalla sedia vuota accanto a te. Più forte di me, o forse più abituato a stare solo.
Da tre giorni ormai varie immagini riaffiorano dal nulla, ricordi lontani che si riaccendono di colpo come vecchie diapositive cadute alla rinfusa sul tavolo luminoso. Tanti, troppi ricordi, crescendo insieme inseparabili. Scuola, compiti, giochi, compleanni. Ho ritrovato una vecchia foto, sopravvissuta alla censura che feci anni fa contro le foto da ciccione. Ridevi, nel tuo fare timido e discreto, soffiando dal naso e piegandoti in avanti come a volerti trattenere. Non hai mai cambiato modo di ridere…
Chissà se i tuoi hanno conservato la tua piccola bicicletta scassata. Un solo pedale, una sola rotella per non cadere. Ricordo che passavi a chiamarmi e ci stavamo pomeriggi interi girando in tondo nel tuo terrazzo. Ho imparato lì sopra a stare in equilibrio.
Cosa avvenne poi? Passano gli anni. Si cambiano scuole, quartieri, amicizie. Cambiano gli equilibri. Si cresce. Hai continuato a cercarmi, alla fine citofonando direttamente a casa per eludere le mie solite scuse, quando ero tutto preso dalle novità, gli amici, le ragazze, la scuola. Non ti consideravo più amico? Non so rispondere… forse roba vecchia, da lasciare indietro con i cartoni animati e gli album di figurine. Al posto tuo avrei finito per odiarmi anziché continuare ad insistere ben oltre la normale pazienza. E poi stavolta, come se avessi premeditato il tutto, sei andato a segno. Perché?
Sono stato costretto a riflettere, ricordare, riconsiderare tutto. Dovevi poter vivere la tua vita e lasciarti ignorare da me. Vorrei essere in collera, ma eccomi su questo treno. Ritardi permettendo in un paio d’ore raggiungerò il tuo paese e sotto lo sguardo dei curiosi ne attraverserò le vie. Comprerò dei fiori, perché è così che si fa.
Verrò a sedermi accanto a te. Poggerò questa foto vicino a quella che altri avranno già scelto per te… e piangerò. Per te, per me forse… cosa importa adesso.
Tanto lo so… anche tu stavolta avresti pianto, al posto mio.

prova

Al mio amico Stefano

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